Divertenti (Dis)avventure Giapponesi

Divertenti (Dis)avventure Giapponesi

Raccontare la miriade di intoppi che abbiamo incontrato durante il nostro viaggio in Giappone era uno dei primissimi argomenti che avevo in mente di trattare non appena avrei aperto il blog; credo sia arrivato, con colpevole ritardo, il momento di farlo!

Perchรฉ dedicare un intero post a delle disavventure? 

Perchรฉ si tratta di una catena di episodi piuttosto buffi susseguitisi uno dietro l’altro e che raccolti in un unico racconto potranno offrire una lettura divertente! ๐Ÿ˜„

Iniziรฒ tutto a dicembre 2017, quando io e altri 2 amici ci facemmo una promessa: “ragazzi questa volta organizziamo un viaggio EPICO!”.

E posso dire che fu cosรฌ a tutti gli effetti; il 14 aprile 2018 รจ una data che ricordo con estrema facilitร : la partenza alla scoperta del Giappone!

Per me, che fino ad allora non ero mai uscito dall’Europa, si trattava di una sensazione completamente nuova giร  solo al pensiero. L’idea di 13h ore di volo davano un’idea abbastanza definita di quanto lontano stessi per andare da casa.

E sapete come decidemmo di affrontare il problema delle 8 ore di jet lag? Andando a fare festa tutta la notte prima della partenza in modo da poter dormire tutto il tragitto in aereo.

Il risultato di ciรฒ fu piuttosto disastroso: mi ritrovai alle 5 di mattina in soffitta, leggermente alticcio, a recuperare le valigie ancora da preparare quando saremmo dovuti partire 3 ore piรน tardi. In aggiunta nessuno di noi riuscรฌ a chiudere mezzo occhio per tutto il viaggio facendo salire cosรฌ a 2 il numero delle notti consecutive in bianco una volta atterrati. Ora perรฒ ci aspettava un’intera giornata dall’altra parte del mondo. 

Ma Tokyo sa come accoglierti, e l’adrenalina mista all’entusiasmo della situazione fecero egregiamente il loro lavoro permettendoci di affrontare al massimo la nostra prima giornata in oriente.

O forse dobbiamo semplicemente ringraziare la caffeina contenuta nella dozzina di bibite che assaggiammo ad ogni distributore automatico che incontravamo. Sรฌ perchรฉ non puoi andare in Giappone e non giocare a scoprire il gusto di centinaia di bibite strane e colorate che trovi nei distributori automatici (che a loro volta trovi.. OVUNQUE!!).

Quella sera arrivammo in hotel distrutti e crollammo sul letto quasi subito. Non prima perรฒ di esserci divertiti come bambini a scoprire come funzionasse il washlet, ovvero il wc giapponese super tecnologico che fa sia da gabinetto che da bidet e che integra una marea di funzioni (musica, riscaldamento, profumazione ecc) in una pulsantiera elettronica. 

Sfido chiunque a non perderci una buona mezz’ora la prima volta!

E comunque, tutto sommato, possiamo dire che il temuto jetlag era stato sconfitto. Non si presentรฒ nemmeno i giorni successivi!

Giorni in cui la fortuna fece molto la sua parte per permetterci di goderci al meglio il Giappone e di tornare a casa sani e salvi.

Come ad esempio il terzo giorno, quando a cena decidemmo di bere qualche sakรจ in piรน (la bevanda alcolica principale del Paese) ritenendo che non fosse poi cosรฌ forte. Ne conseguรฌ che uno dei miei compagni accusรฒ parecchio il colpo finendo per fare un capitombolo molto artistico lungo le scale della metro durante il ritorno in albergo. Artistico perchรฉ il nostro amico diede il massimo dello spettacolo senza farsi un graffio!

Degno di nota anche l’episodio in cui rischiammo di rimanere senza passaggio la sera in cui ci trovavamo nella periferia di Tokyo a 14km dal nostro alloggio. Era uno degli ultimi giorni in Giappone e ormai avevamo grande confidenza con gli orari delle metro, o almeno cosรฌ pensavamo! Trovandoci in un quartiere piuttosto esterno i trasporti erano di conseguenza piรน limitati rispetto al centro. 

Non dimenticherรฒ mai la scena durante la cena… 

– Daniel: “quanto dista la fermata in cui dobbiamo prendere la metro per tornare a casa?” 

– Io dopo aver controllato: “รจ a 7min da qui.” 

– Daniel: “…e l’ultima corsa a che ora รจ?” 

Io sempre dopo aver controllato: “ehm… Tra 6min”

In quel momento ci alzammo tutti e tre di scatto e mentre uno buttava giรน a collo la sua bibita l’altro si infilรฒ in bocca tutti gli ultimi bocconi mentre io mi lanciai a pagare piรน veloce possibile. La corsa che ne conseguรฌ fu una sfida contro il tempo che vincemmo per qualche secondo tirato! 

Divertente, ma nulla in confronto a quello che sto per raccontarti. 

Il giorno in cui decidemmo di andare a visitare la zona del monte Fuji ci accordammo per fare un salto anche ad Aokigahara, la famosissima foresta dei suicidi. Dopo aver preso una corriera, un trenino e un bus riuscimmo finalmente ad entrare in questo temutissimo luogo per esplorarlo. 

No, non ci perdemmo dentro come si potrebbe immaginare, semplicemente per il ritorno salimmo sul bus che faceva il giro piรน largo perdendo almeno 20min. Dovendo ripercorrere la stessa tratta dell’andata solo al contrario, questa mossa fece tardare di molto il nostro trasferimento in trenino e di conseguenza si materializzรฒ il problema riuscire a prendere l’ultima corriera sulla quale avevamo un posto prenotato da mesi e che sarebbe stato il nostro unico modo per rientrare a Tokyo.

La paura di rimanere in mezzo alle foreste, ad 1h e 30min di strada da Tokyo iniziรฒ a farsi sentire prepotente, soprattutto quando, scesi dal trenino, scoprimmo che la strada per la fermata del ritorno era tutt’altra rispetto all’andata e che dovevamo cercarla con quei pochi cartelli che si trovavano di tanto in tanto.

Tra una corsa e un paio di cellulari volati per terra arrivammo all’obiettivo della missione all’ora spaccata in cui sarebbe dovuta passare la corriera.

Sarebbe, perchรฉ di fatto non passรฒ, o probabilmente passรฒ prima vista la puntualitร  dei Giapponesi. Fatto sta che proprio quando stavamo per rassegnarci (teoricamente quella persa era l’ultima della giornata) ne arrivo un’altra, la quale perรฒ non aveva la nostra prenotazione.

Al che uno dei miei due compagni, con una certa convinzione, ci disse che avrebbe parlato lui con l’autista.

La fiducia a riguardo scarseggiava, soprattutto contando che in Giappone รจ un miracolo trovare qualcuno che sappia capire e parlare l’inglese.

La finta conversazione (perchรฉ non si puรฒ che definire tale) durรฒ svariati minuti e si risolse quando il nostro eroe girandosi verso di noi esclamรฒ: “ragazzi, non ho capito niente fin adesso, ma mi ha fatto segno di salire!”.

Rido ancora al ricordo di quella scena, soprattutto se penso che fu quella che di fatto salvรฒ la situazione ๐Ÿ˜‚

Ultimo episodio, che forse รจ anche quello con il piรน alto coefficiente di rischio, riguarda il giorno della partenza per il rientro in Italia.

In ritardo fin dai preparativi, aggravammo la nostra situazione in stazione a Shinjuku dove scoprimmo che per il treno per l’aeroporto dovevamo fare due biglietti di diverso tipo agli sportelli automatici.

Tutt’ora, detto onestamente, non saprei spiegarti bene che passaggi dovemmo fare e perchรฉ, ma l’importante รจ che riuscimmo a superare anche questo livello (dovendo perรฒ prendere il treno successivo). 

Una volta giunti in aeroporto e sbrigate tutte le pratiche di routine mi dedicai ai giretti per i negozi dato che eravamo riusciti ad essere comunque in anticipo.

Non so esattamente il perchรฉ, vista soprattutto la mia meticolositร  in queste cose, ma il mio cervello posticipรฒ di 15 minuti l’orario di partenza rispetto a quello reale e quindi andai avanti tranquillo a navigare tra i souvenir ignaro del fatto che tutti gli altri passeggeri si stavano giร  imbarcando. 

Morale della favola: mi vennero a chiamare i miei compagni mentre ero alla cassa dicendomi che le addette aeroportuali ci stavano cercando perchรฉ l’aereo stava per partire e mancavamo solo noi a bordo. 

Effettivamente, una volta saliti, il portellone si chiuse immediatamente dietro di noi e con lui anche tutte le nostre avventure nel Paese del Sol Levante. 

Su quell’aereo, che non ci avrebbe portati a casa ma a Roma, per assurda coincidenza conoscemmo dei ragazzi che abitavano come noi in Friuli a qualche km di distanza dalle nostre case. 

E sempre per assurda coincidenza, io ora mi trovo a parlare di Giappone sul mio blog, mentre loro lo fanno all’interno di FUJITIVI, quando al tempo nessuno di noi avrebbe immaginato che avremmo rispettivamente creato tutto questo.

Vi consiglio di farci un salto tramite la loro pagina Instagram.

Questo รจ il bello di quando il destino riserva sorprese inaspettate! ๐Ÿ˜‰ 

Nessun commento

Posta un commento